Ambiente
Il Clima Perfetto
Totalmente ecocompatibile, Styrodur ® C è la risposta della BASF alla tutela ambientale. Nella produzione di questo polistirene, infatti, non vengono usati clorofluorocarburi (CFC), clorofluorocarburi idrogenati (HCFC) o fluorocarburi (HFC). L'uso dei gas clorurati - indispensabili perchè dai sali di polistirene si formi il materiale espanso - è da tempo vietato in tutti i Paesi industrializzati a causa del loro impatto sull'ambiente, in particolare sullo strato di ozono che circonda la Terra.
Styrodur ® C è formato da polistirene espanso con la CO 2 , che viene prima prelevata dall'aria, poi utilizzata per il prodotto e infine rilasciata nell'ambiente: bastano poche settimane e sarà sostituita in modo naturale e graduale dall'aria. Dunque, il bilancio fra CO 2 presa e poi rilasciata è pari a zero: dato che non ne viene creata di nuova l'impatto ambientale è nullo. I CFC, al contrario, vengono rilasciati molto lentamente e si collocano negli strati alti dell'atmosfera. Scegliere soltanto materiale espanso con CO 2 significa perseguire una filosofia che considera prioritaria l'attenzione costante alla tutela dell'ambiente. Anche la normativa internazionale si sta adeguando alle nuove necessità ambientali.
Energia e inquinamento
L'inquinamento atmosferico è causato principalmente dai prodotti di combustione dei derivati del petrolio e del carbone.
Buona parte dei combustibili che vengono bruciati servono a riscaldare le abitazioni e tutti gli ambienti chiusi.
Secondo studi recenti, almeno un terzo dell'energia impiegata per il riscaldamento potrebbe essere risparmiata grazie a un migliore isolamento degli edifici.
Dunque, l'isolamento termico si propone come un mezzo concreto per ridurre l'inquinamento dell'aria: i consumi di combustibile, infatti, possono essere ridotti di una percentuale che va dal 30 al 60 per cento e, in casi eccezionali, anche del 90 per cento.
Styrodur ® C possiede caratteristiche che lo rendono ideale per ogni tipo di isolamento: la sua struttura cellulare chiusa offre una alta protezione termica e, di conseguenza, contribuisce a una sostanziale riduzione nell'uso dei combustibili.
Protegge lo strato di ozono
L'ozono è un gas azzurrino di odore pungente formato da tre atomi di ossigeno (O
3
); la molecola di ossigeno, invece, è formata solo da due atomi .
Lo strato di ozono si colloca in quella parte dell'atmosfera che si chiama stratosfera, situata a un'altezza dal suolo che varia dai 15 ai 50 chilometri.
In questa zona, non essendoci movimenti sensibili di masse d'aria, l'ozono tende a stratificarsi e a proteggere la Terra dalle radiazioni ultraviolette del sole.
Nel delicato equilibrio che consente la vita stessa sul nostro pianeta, si sono intromessi i clorofluorocarburi (CFC) cioè i gas a base di cloro e fluoro, usati in vari settori industriali, dalla refrigerazione alla produzione di materiali isolanti e bombolette spray.
Questi gas quando incontrano i raggi ultravioletti si decompongono e il cloro liberato "ruba" un atomo di ossigeno all'ozono (O
3
) trasformandolo in semplice ossigeno (O
2
). La situazione è aggravata dalla capacità che ha ogni atomo di cloro di reagire con un enorme numero di molecole di ozono: circa 40 mila.
I CFC hanno inoltre una vita molto lunga, tanto da far sentire i loro effetti anche dopo 50 o 100 anni.
Non contribuisce all'effetto serra
Di per sè l'effetto serra è indispensabile al mantenimento della giusta temperatura sulla Terra, quella che consente la vita.
Le radiazioni ultraviolette che provengono dal sole attraversano facilmente l'atmosfera, vengono assorbite dalla Terra che si riscalda e ne riemette gran parte, sotto forma di raggi infrarossi.
Questi vengono poi assorbiti da alcuni gas e riflessi di nuovo verso il nostro pianeta, provocando l'innalzamento della temperatura. Senza questo meccanismo perfetto, senza questo involucro protettivo la temperatura media sarebbe di circa - 20 gradi. Ma negli ultimi decenni il processo naturale si è alterato per l'emissione in atmosfera di gas che aumentano l'effetto serra: anidride carbonica, metano, ossidi di azoto, idrocarburi alogenati, ozono e altri.
L'effetto è quello di un aumento anomalo della temperatura.
Il contributo più dannoso è quello della produzione di CO
2
, anidride carbonica per combustione di prodotti fossili (carbone e derivati del petrolio), oltre alla diminuzione delle foreste, fondamentali per la loro capacità di assorbire proprio la CO
2
.
Altri contributi negativi vengono dal metano (19%), dovuto anche all'allevamento intensivo del bestiame; dai clorofluorocarburi e fluorocarburi (17%); dagli ossidi di azoto (4%) dovuti alle concimazioni e alla combustione di prodotti fossili; dall'ozono troposferico (8%) che si forma nelle vicinanze della superficie terrestre.
Se ogni molecola di CO
2
contribuisce ad aumentare l'effetto serra, una molecola di HFC interviene con una forza di 130 - 1400 volte maggiore: per questo occorre ridurre drasticamente e velocemente l'emissione sia di CO
2
che degli altri gas.
Normativa internazionale
Di fronte alle previsioni di grande rischio cui va incontro il futuro del pianeta Terra, i maggiori Paesi industrializzati hanno deciso alcune restrizioni legali sull'uso delle sostanze dannose per l'ambiente.
Per la conservazione e la nuova formazione dello strato di ozono è stato deciso il divieto assoluto dell'uso dei CFC e la limitazione di HCFC, consentendone l'uso per un tempo determinato.
Riguardo l'effetto serra è stata decisa una forte limitazione delle emissioni di anidride carbonica e dei vari gas serra. L'Unione Europea ha vietato l'uso dei CFC dal 1994 e ha fissato l'abbandono di HCFC, nella produzione di XPS, a partire dal 1° gennaio 2002. Ma alcuni Paesi, come quelli scandinavi, hanno vietato già dal 1997 l'uso di HCFC e l'Austria, la Svizzera, la Germania e la Danimarca hanno anticipato al 1° gennaio 2000 la cessazione dell'uso di HCFC.
L'Italia è tenuta a recepire la norma europea che vieta l'uso degli HCFC dal 1° gennaio 2002.
In teoria, a partire da quella data, si potrebbe continuare a usare gli HFC per altri cinque o sei anni, ma il procedimento è comunque molto più inquinante che con la CO
2
.
BASF, che fin dal 1989 ha eliminato l'impiego dei CFC per la produzione dello Styrodur
®
, operando nell'assoluto rispetto per la vita e l'ambiente, dal 1995 ha introdotto Styrodur
®
C recependo con largo anticipo le normative internazionali.
Biocompatibilità
Un materiale realmente biocompatibile deve essere:
- rigenerabile
- reperibile in zona e prodotto con procedimenti a basso impatto ambientale
- esente da emissioni di sostanze tossiche sotto forma di vapori, polveri o particelle, durante l'intero ciclo di vita
- durevole e con caratteristiche di maneggevolezza
- traspirante, per un continuo ricambio d'aria e un'idonea condizione igrotermica "indoor"
- sicuro, con livello zero di emissioni radioattive e ininfluente sul campo magnetico naturale
- a basso consumo energetico nella produzione, trasporto e messa in opera, riciclabile o riutilizzabile, per risparmiare materie prime ed energia.
Styrodur
®
C è in grado di soddisfare pienamente queste premesse di biocompatibilità: essendo realizzato con un espandente completamente ecologico (anidride carbonica prelevata dall'ambiente) non contribuisce al buco nell'ozono ne' all'effetto serra. Inoltre non crea fotosmog (alcuni gas producono sostanze foto-ossidanti che finiscono nell'atmosfera); non libera sostanze tossiche, neanche in combustione.
Alla fine del suo utilizzo - calcolato in 25 / 100 anni, anche se la durata media è di 50 anni per le eventuali trasformazioni edilizie - Styrodur
®
C può essere riutilizzato come isolante, oppure smaltito per combustione, per recupero del monomero, riciclato, depositato in discarica.
